La ceramica entra presto nella vita di Silvia Zanchetta, cresciuta tra le cave di argilla bianca nei dintorni di Montecarlo.
Silvia Zanchetta cresce a Montecarlo, giocando all’aperto con i fratelli nelle cave di argille bianche che caratterizzano il territorio. È qui che resta affascinata da un materiale morbido e trasformabile, capace di diventare forme e oggetti.
La mamma le racconta come l’argilla fosse già usata dai popoli primitivi per realizzare utensili e contenitori. Quelle storie, ascoltate da bambina, lasciano un segno profondo e alimentano il desiderio di creare con le proprie mani.

Il desiderio si rafforza molto presto: ha circa sei anni, è in prima elementare, quando un’amica della sorella maggiore le racconta che esistono vere e proprie scuole di ceramica. Un’informazione che, così giovane, le chiarisce con naturalezza la strada che sente già sua.

Da adolescente si iscrive all’Istituto d’Arte di Lucca, ma l’esperienza non la soddisfa: il tornio c’è, ma nessuno lo sa usare. A metà del secondo anno lascia la scuola e inizia a viaggiare, alla ricerca di un percorso più coerente con il suo desiderio di imparare davvero il mestiere.
La svolta arriva a Firenze, dove frequenta la Scuola regionale di ceramica, oggi non più attiva. Qui studia per due anni decorazione e per altri due anni il tornio, costruendo una formazione solida.Terminati gli studi apre una bottega a Lucca, in piazza Anfiteatro, dove per dieci anni lavora intensamente: produce, vende, sperimenta. Poi sente che quel ciclo si è concluso. Arrivano tre figli e la ceramica si ferma per un periodo.
Dieci anni più tardi, durante il periodo del Covid, Silvia rimette in funzione il laboratorio nelle cantine della casa di famiglia. Un rallentamento che diventa occasione per concentrarsi di nuovo sul lavoro e ritrovare un equilibrio personale e creativo.
Oggi realizza oggetti decorativi e soprattutto vasi, che ama in modo particolare. Lavora al tornio e dipinge su terra cruda utilizzando ingobbi. La sua formazione è classica, ma la ricerca va verso la semplificazione del decoro e la sperimentazione delle forme e delle terre.
Tra i lavori più recenti c’è una serie ispirata alla tecnica delle terre mescolate, conosciuta anche come neriage o nerikomi: una tecnica di origine giapponese che unisce argille di colori diversi per creare disegni e venature direttamente nella materia.

Partecipa ogni anno al Lucca Pottery Festival, in programma tra fine maggio e inizio giugno, ed è tra le fondatrici del Meraki Market, che si svolge mensilmente a Lucca, presso Palazzo Sanati.
Oggi il suo atelier si trova nei dintorni di Gragnano. Per visitarlo, vedere le sue opere o partecipare ai corsi di modellaggio e tornio è possibile contattarla direttamente al +39 348 651 6048.