Ad Agliana, l’artista francese trasforma fibre naturali, tinture vegetali, shibori e punto smock in sculture tessili.
Marie Astier accoglie nella sua casa atelier di Agliana, dove il percorso creativo inizia già dall’ingresso. Le sue opere accompagnano il visitatore fino alla soffitta, trasformata in uno studio raccolto e ordinato. In pochi metri quadrati convivono libri, pigmenti, tessuti, prove di colore e lavori in corso. Lo spazio, condiviso anche con la vita familiare e con i figli, racconta una pratica fatta di attenzione, metodo e ascolto della materia. Le superfici tessili esposte sembrano frammenti naturali: cortecce, licheni, funghi, foglie e coralli marini prendono forma attraverso pieghe, rilievi e volumi morbidi.



Nata a Lione nel 1982, Marie Astier si laurea in ingegneria tessile all’ITECH. Nel 2006 arriva in Italia per uno stage di otto mesi alla Trafi di Prato, azienda specializzata nella tintura del filato e nella ricerca tessile per la moda. Qui incontra Fabio Giusti, che considera un mentore, e scopre un approccio fondato sulla sperimentazione e sull’ascolto delle richieste dei clienti. Dopo lo stage sceglie di restare in Toscana. Dal 2009 approfondisce modellistica e sartoria alla Sartoria Monaco di Firenze con Irma Schwenger, dove impara la precisione del taglio e della costruzione. In seguito si dedica anche all’insegnamento, prima alla Libera Accademia di Belle Arti di Firenze e poi al Fashion Institute of Technology e al Istituto Lorenzo de’ Medici dove insegna scienza tessile.




La natura è il centro del suo lavoro. Astier racconta di aver ereditato dalla madre, appassionata di botanica, l’abitudine all’osservazione: licheni, fiori secchi, sassi, conchiglie e nomi delle piante hanno formato il suo immaginario fin dall’infanzia. Oggi l’artista usa fibre naturali di origine vegetale o animale, come lana, seta, cotone, lino e canapa, preferendo tessuti grezzi, non tinti, recuperati o provenienti da deadstock del territorio. A volte impiega materiali familiari già vissuti, come vecchi strofinacci della nonna. I colori nascono da immersioni, macerazioni, decotti vegetali ed ecoprint, con pigmenti ricavati da castagno, noce, melograno, bucce di cipolla, verga d’oro del Canada e bacche di sambuco. Robbia, henné e legno di campeggio sono tra le poche materie acquistate. Per formare il plissé e dare volume alle superfici, Marie Astier utilizza anche lo shibori, antica tecnica giapponese di tintura e riserva: il tessuto viene piegato, torto, annodato, cucito o stretto prima della tintura, così alcune parti non assorbono il colore e generano motivi unici. Nelle sue opere questa tecnica diventa anche costruzione plastica. Accanto allo shibori, l’artista usa il punto smock, che contrae il tessuto attraverso piccoli punti regolari e crea rilievi tridimensionali. Ogni opera nasce così da un equilibrio tra controllo e imprevedibilità, tra gesto tecnico e reazione della fibra.




Dal 2022 Astier sviluppa sculture tessili da parete ispirate alla resilienza del mondo naturale. Le sue opere evocano superfici organiche, metamorfosi e forme in continuo cambiamento. Dopo Up to the Craft a Firenze nel 2023, Homo Faber a Venezia nel 2024 e la Biennale d’Art Contemporain di Cachan nel 2025, l’artista è stata selezionata per il 53° Premio Suzzara «Terra bruciata. L’arte nell’Antropocene». Tra i progetti collettivi figura anche «Notte Stellata», esposto al Victory Caffè Museo di Montemurlo. L’iniziativa nasce nel maggio 2021, durante una riunione della Feltrosa, incontro annuale organizzato da Eva Basile per Coordinamento Tessitori. Da una proposta iniziale di Fabio Giusti prende forma una rilettura tessile della celebre «Notte stellata» di Vincent Van Gogh: 189 frammenti realizzati con tecniche diverse, dall’arazzo al feltro, dal patchwork alle tecniche miste. All’interno del progetto si ritrovano anche Marie Astier e Marisa Rossi. Astier sta inoltre lavorando a una mostra prevista per l’autunno a Firenze e proseguirà la propria formazione con una laurea in arti plastiche alla Sorbona di Parigi.

Anne-Claire Budin
© Pistoia.Valdinievole.News, riproduzione riservata – 15/6/26