Questo scampolo d’estate, ancora fitto di eventi, ci regala un colpo di scena degno di un teatrino di provincia: prima l’annuncio, poi la cancellazione della conferenza stampa della Fondazione Collodi, dichiarazioni rassicuranti, endorsement politici e un “parco policentrico” ancora tutto da chiarire. Intanto, il pubblico locale resta fuori. In silenzio.
Cronaca di un silenzio
Il 27 agosto abbiamo ricevuto il comunicato di Uniti per Pescia — “Serve unità per tutelare il territorio e i lavoratori” — con le dichiarazioni dell’amministrazione Franchi sulla crisi della Fondazione Carlo Collodi.
Non lo abbiamo pubblicato subito, e ce ne scusiamo. Ma avevamo appena ricevuto l’invito alla conferenza stampa della Fondazione, prevista per il giorno dopo: sembrava l’occasione giusta per porre domande, e aprire un confronto.
Poi, la conferenza è stata annullata. Nessuna spiegazione.
Nel silenzio, la comunicazione ufficiale ha ripreso il sopravvento. La sera del 28 agosto, Il Cittadino, La Nazione e Il Tirreno pubblicano articoli con le rassicurazioni del presidente Bernacchi: “Nessun allarme chiusura”, patrimonio solido, niente trasferimenti. Intanto i numeri cambiano: 2,5 milioni di debiti tra mutui e finanziamenti, 700mila euro di Tari — metà solo di sanzioni. E, guarda caso, spuntano anche i primi dettagli sul “Parco Policentrico Collodi-Pinocchio”. Un progetto annunciato da mesi, ma mai davvero illustrato.
Il progetto (parzialmente emerso) della newco
Dal 1° ottobre sarà operativa una newco, una società di scopo per realizzare il nuovo parco. Ne faranno parte — stando alle fonti — Costa Edutainment, Giunti Editore, il gruppo Bertola e altri privati. La Fondazione manterrebbe il 51% dei voti, grazie al “conferimento del patrimonio culturale”. Ma resta il punto: nessun documento ufficiale, nessuna presentazione pubblica, nessun confronto con il territorio. Il futuro di Collodi sembra scritto da pochi, e ai più tocca solo applaudire a cose fatte. I primi dettagli arrivano giusto adesso, dopo settimane di silenzio. E – mi sia concesso –, dopo il mio editoriale. Se ha aiutato a smuovere le acque, ne siamo contenti. Ma adesso serve altro: serve trasparenza, visioni complete, numeri chiari. Un progetto così non può restare confinato tra veline e interviste ben confezionate. Le pagine restano aperte. Aspettiamo il progetto integrale. E un confronto pubblico vero.
L’esenzione Tari: verità a orologeria?
Secondo Noi Moderati — improvvisamente attenti alla vicenda — un recente decreto esonererebbe le fondazioni culturali dalla Tari, salvo le aree commerciali. Ma se la norma esiste, perché non è stata citata prima? Perché non è servita a bloccare il pignoramento? A noi non risulta alcun decreto recente che cambi le regole. Le norme parlano solo di esenzione per le aree non commerciali. Il resto — biglietterie, negozi, spazi in affitto — è tassabile. Dunque, perché questa puntualizzazione solo ora?
La cultura e il diritto di sapere
Quando si parla di cultura, la libertà di stampa e pensiero viene prima di tutto. Perché una cultura viva nasce dal confronto, non dall’unanimità. È ovvimente legittimo che alcune testate rilancino la linea della Fondazione. È perfino tollerabile qualche spot politico, tra tavoli regionali annunciati e parlamentari poco noti che citano decreti tutti da verificare. Ma qui non si parla solo di un contenzioso. Si parla del futuro di un territorio. Dell’identità di Collodi. Della gestione trasparente di un patrimonio collettivo. E del diritto — sacrosanto — di sapere, discutere, partecipare.
Andrea Vitali