In Valdinievole sono 308, 74 soltanto a Pescia. Ma quando associarsi diventa sospetto? E soprattutto: tante appartenenze riescono ancora a costruire una polis?

Settantquattro associazioni, sei sotto la lente

Settantquattro. Sono le associazioni che risultano a Pescia nell'elenco provinciale che abbiamo esaminato. Con circa 19.800 abitanti significa una ogni 268 residenti. Sport, cultura, volontariato, promozione sociale e interessi diversi: una città che conserva una notevole propensione ad associarsi. Sei di queste realtà sono finite sotto la lente della pagina Facebook Pescia Notizie, perché tra presidenti, aderenti o persone indicate come vicine alle associazioni compaiono nomi con precedenti esperienze politiche o amministrative. Fin qui i fatti. Poi cominciano le interpretazioni. La pagina sostiene che presentarsi sotto le spoglie del comitato spontaneo «sicuramente» permetta di fare opposizione alla Giunta Franchi, intercettare il malumore e mantenere visibilità senza il peso dei simboli. «Sicuramente» è un avverbio impegnativo. Il mestiere del giornalista, davanti a certe affermazioni, somiglia qualche volta a quello della Polizia Stradale: possiamo spiegargli dove stavamo andando e perché avevamo fretta, ma alla fine ci chiederà patente e libretto. Nel nostro caso si chiamano fatti, fonti e documenti. Essere stato assessore, consigliere o candidato e partecipare poi a un'associazione sono due fatti. Sostenere che il secondo serva a mascherare la prosecuzione del primo è una conclusione. Può persino essere dimostrata. Ma non diventa un fatto aggiungendo un avverbio.

Informazione, riflessione e quel nome che manca

C'è poi un particolare che merita un sorriso. La pagina si presenta come «uno spazio di informazione e riflessione per i pesciatini», specifica il carattere divulgativo e di intrattenimento e precisa di non costituire testata giornalistica ai sensi della Legge 62/2001. Tutto legittimo. Manca soltanto una cosa, piccola e forse un po' antiquata: sapere chi scrive. Non perché nome e cognome rendano vera un'affermazione — sarebbe attribuire all'anagrafe poteri che non possiede — ma perché una firma dice almeno chi se ne assume la responsabilità. Soprattutto quando si indaga sulle appartenenze degli altri. E resta una domanda: un ex assessore, un ex consigliere o un ex candidato dovrebbe ritirarsi dalla vita della propria città per evitare sospetti? Sarebbe singolare considerare la partecipazione civica una virtù prima della politica e una colpa dopo. La politica dovrebbe essere una forma della partecipazione alla comunità, non una malattia dalla quale, una volta guariti, mantenere la distanza di sicurezza.

Trecentootto associazioni e dodici Comuni: dov'è la polis?

Quella provocazione ha avuto però un merito: mi ha costretto ad allargare lo sguardo. Fermarsi alle settantaquattro associazioni di Pescia sarebbe fare ciò che rimprovero alla politica: guardare il proprio recinto e scambiarlo per il territorio.

Nei dodici comuni della Valdinievole le associazioni che risultano dall'elenco sono 308. Trecentootto luoghi nei quali le persone si incontrano, si organizzano, fanno sport, cultura, volontariato, condividono interessi e bisogni. La società si associa. La politica continua a dividersi.

Trecentootto associazioni e dodici municipi. Dodici sindaci, dodici consigli comunali, dodici campanili. E troppe visioni che finiscono davanti al cartello del Comune successivo. È qui che la questione delle associazioni diventa, almeno per me, una questione di polis.

Da tempo penso che la Valdinievole debba diventare un unico Comune. Non per cancellare Pescia, Montecatini, Monsummano, Ponte Buggianese o le altre comunità. Le loro identità esistevano prima dei municipi e sopravviverebbero anche a loro. Abbiamo forse confuso troppo a lungo l'identità con la burocrazia.

Mobilità, sanità, turismo, infrastrutture, sviluppo economico, ambiente e servizi non sanno dove finisca Pescia e cominci Uzzano, dove termini Montecatini e inizi Pieve a Nievole. Il cartello lo leggiamo noi. I problemi tirano dritto.

E tirano dritto anche quelli che preferiremmo non avere.

Il Dossier Caritas 2025 ci ha consegnato una geografia che vale più di molte discussioni sui confini. La Diocesi di Pescia abbraccia un territorio di 127.188 abitanti, comprendendo anche Altopascio e Montecarlo, amministrativamente lucchesi, e Massarella, frazione di Fucecchio. La popolazione straniera si attesta attorno al 10 per cento, con Montecatini Terme al 24,5 per cento.

Poi c'è la povertà.

Secondo il Dossier, nel primo semestre 2025 le persone incontrate dai Centri di ascolto delle Caritas di Pistoia e Pescia sono aumentate del 5,5 per cento rispetto al 2024; nel territorio della Diocesi di Pistoia l'incremento ha raggiunto l'8,5 per cento. Possiamo chiamarle fragilità, nuovi bisogni, difficoltà economiche. Ma quando aumenta il numero delle persone che bussano alla Caritas, una parola antica continua ad andare benissimo: povertà.

E neppure la povertà si ferma a leggere sotto quale municipio si trovi.

È anche per questo che dovremmo domandarci che cosa intendiamo per crescita. Un territorio non diventa più ricco soltanto perché produce di più. È più ricco se riesce ad accrescere e conservare ciò che possiede: lavoro e imprese, ma anche persone, competenze, salute, ambiente, acqua, paesaggio, relazioni sociali e capacità di stare insieme. Consumare una di queste ricchezze per far crescere le altre può regalarci qualche buon numero oggi e lasciarci più poveri domani.

Se aumentano le persone che bussano ai Centri di ascolto mentre continuiamo a discutere separatamente di sviluppo, turismo, sanità, infrastrutture e sociale, forse la domanda non è soltanto quanto stiamo crescendo. È che cosa stiamo chiamando crescita.

Ecco perché una Valdinievole di questa dimensione non deve inventarsi un territorio: deve accorgersi di averlo già. Una polis più grande avrebbe un altro peso nel confronto con la Regione Toscana, con Pistoia e con la Lucchesia. La geografia diocesana, che comprende anche Altopascio e Montecarlo, ci ricorda una cosa semplice: i territori reali sono spesso più ostinati dei confini amministrativi.

Questa è la mia opinione.

Possiamo continuare a contare quanti ex assessori siedano nelle associazioni, quanti ex consiglieri partecipino ai comitati e quanti politici, terminato il mandato, abbiano avuto l'imprudenza di continuare a occuparsi della propria comunità.

Oppure possiamo contare altro: 308 associazioni, dodici Comuni e un territorio che non ha ancora trovato una voce politica proporzionata alla propria dimensione.

Le associazioni non mi spaventano. I campanili neppure: appartengono alla nostra storia. È quando il campanile diventa l'orizzonte che cominciano i problemi.

Il problema non è avere troppi greggi. È continuare a cercare pastori invece di costruire una casa comune per la polis.

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. – © Pistoia.Valdinievole.News, riproduzione riservata – 12/08/26

 


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