Capecchi avanti nei sondaggi: a Pistoia il centrosinistra può tornare non per nostalgia, ma per convenienza politica.
La sorpresa pistoiese
A Pistoia il rosso non spaventa più nessuno, forse perché non è più rosso. È diventato un colore amministrativo, prudente, quasi notarile. Il paradosso è tutto qui: la città che per anni ha premiato il centrodestra potrebbe tornare al centrosinistra non per nostalgia ideologica, ma perché una parte dei suoi mondi più cauti sembra vedere in Capecchi una figura compatibile con gli equilibri storici della città.
La ragioneria politica
Pistoia, città prudente più che rivoluzionaria, potrebbe aver fatto un conto semplice: con Alessandro Tomasi finito all’opposizione in Regione dopo due mandati da sindaco, forse conviene avere a Palazzo di Giano qualcuno che con la Regione parli la stessa lingua. Non è marxismo. È ragioneria politica.
I poteri della città
La candidatura di Capecchi sembra parlare a una parte del sistema pistoiese: Fondazione Caript, mondo bancario e professionale, associazioni di categoria, vivaismo, industria, commercio, cooperazione, terzo settore, cultura e area sindacale. In termini politologici si potrebbe parlare di riallineamento del blocco urbano moderato-progressista, con mondi economici e sociali che sembrano considerare meno conflittuale un ritorno del centrosinistra.
Produzione e governo nazionale
Resta però il nodo del sistema produttivo, dal vivaismo all’industria, fino a realtà come Hitachi Rail. Molti operatori economici, negli anni del centrodestra, hanno letto l’amministrazione Tomasi come una fase percepita da parte del sistema produttivo come relativamente stabile nei rapporti con l’amministrazione. Capecchi non si è mai definito ambientalista in senso diretto, ma nella coalizione che lo sostiene sono presenti sensibilità ecologiste e richiami allo sviluppo sostenibile. Un equilibrio che potrebbe incidere anche nei rapporti con Roma, in particolare per un comparto vivaistico che guarda al sottosegretario Patrizio La Pietra e ai dossier agricoli e florovivaistici.
Fondazione, Cgil e primarie
Non risultano prese di posizione ufficiali della Fondazione Caript a sostegno di Capecchi. Resta però il dato del suo passato rapporto istituzionale con quell’ambiente, essendo stato fino allo scorso luglio nel consiglio generale della Fondazione. Anche sul fronte Cgil non emerge un endorsement formale, ma il sindacato ha promosso iniziative sul lavoro e sull’industria alle quali hanno partecipato i candidati. Quanto alle primarie, Stefania Nesi è arrivata come candidatura di rincorsa, presentata quasi all’ultimo tuffo come possibile outsider. Ha perso non solo nei numeri, ma anche nel tempo politico: la sua campagna non ha avuto lo spazio necessario per diventare davvero contendibile.
La destra dopo Tomasi
Per il centrodestra, la candidatura di Anna Maria Celesti rappresenta continuità amministrativa dopo il passaggio di Alessandro Tomasi alla politica regionale. Ma proprio l’uscita di scena del sindaco uscente sembra avere lasciato aperta una questione politica: la costruzione di una nuova classe dirigente capace di mantenere quel consenso che negli ultimi anni aveva segnato una discontinuità storica. Il caso di Gabriele Sgueglia è significativo: indicato per mesi come possibile candidato sindaco, poi promesso vicesindaco, ha scelto di non candidarsi nelle liste di Fratelli d’Italia. Nella squadra che si contenderà gli scranni dopo maggio, una delle figure più esposte dell’era Tomasi non ci sarà. Non è un dettaglio. È un segnale.
Andrea Vitali – © Pistoia.Valdinievole.News, riproduzione riservata – 10/5/26