Passa anche da Collodi e da Pescia la seconda edizione di Dynamo Bike Challenge, prima Gran Fondo organizzata con uno specifico scopo benefico, si terrà il 24 e 25 maggio 2014 sulle colline della lunigiana e del pistoiese. È questa la prima novità della Gran Fondo che chiama amatori e cicloturisti ad una due giorni di corsa tra natura e solidarietà. La Dynamo Bike Challenge 2014 partirà da Lucca per poi attraversarele località della Lunigiana, Collodi, Pescia, Montecatini, fino a raggiungere Limestre, dove ha casa Dynamo Camp. Un percorso suggestivo dal punto di vista turistico e che, come nella prima edizione in cui da Firenze aveva toccato Montecatini e poi Limestre, offre ai ciclisti un tracciato impegnativo, disegnato assieme ai tecnici della Federazione Italiana Ciclismo anche quest’anno patrocinatore dell’iniziativa. Nuovo anche il sito della corsa, www.dynamobikechallenge.org, che presenta, in una veste grafica rinnovata e più agevole per la navigazione, tutte le novità organizzative della corsa e permette da subito le iscrizioni online e l’altrettanto avvincente sfida per la raccolta fondi. Chi sceglie di partecipare alla Dynamo Bike Challenge, infatti, indipendentemente dalla categoria e dal percorso, si impegna a raccogliere fondi fra amici, conoscenti e colleghi, destinati a sostenere le attività di Dynamo Camp. In questo modo tutti i partecipanti diventano ciclisti fundraiser, gareggiando oltre che per il traguardo sportivo anche per quello della solidarietà. Le nuove tariffe di iscrizione prevedono una quota di 40 euro per un giorno e di 55 euro per due giorni. Ed è previsto anche il “ciclista virtuale”, l’appassionato che pur non potendo partecipare fisicamente alla corsa su strada sceglie di gareggiare nella raccolta fondi (l’iscrizione costa per lui 15 euro).
Il Percorso La Dynamo Bike Challenge è su due giorni, 24 e 25 maggio, e più percorsi (amatori e cicloturisti). Sabato 24 maggio la tappa per i cicloamatori, va da Lucca a Limestre, è di circa 120 km, con intertappa a Montecatini, e si snoda lungo il tracciato, Lucca, Collodi, Montecatini, Pescia, Bagni di Lucca, Limestre. La tappa per i cicloturisti va da Lucca Montecatini, è di circa 40 km. Domenica 25 maggio ci saranno tre percorsi ad anello da Limestre a Limestre con partenza e arrivo davanti al Dynamo Camp, che toccheranno tra le località Campotizzoro, Prataccio, La Lima, Piano degli Ontani, San Marcello Pistoiese: i cicloamatori potranno scegliere tra la tappa lunga di 90 km oppure la tappa media di 50 km; mentre per i cicloturisti è prevista una tappa corta di 20 km. Il Dynamo Camp Dynamo Camp è la prima struttura di terapia ricreativa in Italia che accoglie gratuitamente per periodi di vacanza e svago bambini affetti da patologie gravi e croniche. Offre a centinaia di bambini la possibilità di riappropriarsi della propria infanzia attraverso un programma che in totale sicurezza e allegria che li porti a ritrovare e acquisire fiducia in loro stessi e nelle proprie potenzialità. Il Camp prevede anche programmi specifici per tutta la famiglia che ha dovuto affrontare la delicata situazione della malattia. È situato nel cuore della Toscana, inserito in un’oasi affiliata WWF, a Limestre, in provincia di Pistoia. Questi i numeri del progetto Dynamo Camp del 2013, al settimo anno di attività: 1163 bambini accolti in modo completamente gratuito per periodi di vacanza e svago secondo programmi di Terapia Ricreativa; 157 famiglie; 17 programmi; 54 patologie accolte, con prevalenza di patologie oncoematologiche, neurologiche e diabete; un network di riferimento di 72 ospedali e 50 associazioni di patologia in Italia e all’estero; uno staff di 49 dipendenti; 54 persone di staff stagionale; 20 medici e 25 infermieri presenti durante i programmi di Dynamo Camp nell’anno; 620 volontari donano il proprio tempo, intelligenza e cuore. Dynamo Camp è finanziato in modo interamente privato. Il Fundraising della Dynamo Bike Challenge Iscrivendosi alla Gran Fondo il cicloamatore diventa sostenitore di Dynamo Camp e si impegna ad attivarsi per ottenere un traguardo di raccolta fondi, come fundraiser. Dal momento dell’iscrizione, ipartecipanti avranno a disposizione fino al giorno della gara per raccogliere a loro volta contributi da amici, colleghi, conoscenti e in generale dal pubblico, che sponsorizzino la loro corsa e sostengano la mission e l’obiettivo: aiutare Dynamo Camp. Fundraiser sarà anche il ciclista virtuale, colui che vuole donare, che crede e sostiene la mission della Dynamo Bike Challenge e che saprà coinvolgere altre persone a sostenerlo in questa sfida, ma che “pedalerà” comodamente da casa. Pan Massachusset Challenge L’evento si ispira alla “Pan Massachusetts Challenge”, gara ciclistica statunitense nata nel 1980 per finanziare la lotta contro il cancro che, in 33 anni di attività, ha raccolto 375 milioni di dollari, arrivando a coinvolgere 5.500 ciclisti da 36 stati americani e 8 nazioni, diventando l’appuntamento sportivo di fundraising di maggior successo in Nord America.
Per maggiori informazioni: www.dynamobikechallenge.org
Firenze: dafebbraio ad aprilediecioccasioni per ammiraregliagrumirariintrodotti a Firenzedai Medici
ProfumidiprimaveraallaLimonaiadiBoboli, cheapre le sue porte per alcunevisitestraordinarie: dieciappuntamentidafebbraio a fine aprile, in cuisipotràpasseggiaretralimoni, cedri, pompelmi, mandarini e limetteimmersinellabellezzasenza tempo del piùamatogiardinodiFirenze.
Un’occasioneunica per ammirare le piantediagrumi, ricoveratenellaLimonaiadurante i mesiinvernali e destinatedamaggio a ottobre a diverse ubicazioniall’interno del Giardino: tuttediscendentidallevarietàcoltivate al tempo dei Medici.
Un vero viaggio tra natura e storia, per scoprire molte specie rare, spettacolari da vedere e di grande valore, come l’arancio scannellato introdotto a Firenze da Francesco I dei Medici, o l’agrume "Bizzarria", con il quale Ferdinando II arricchì la collezione di Boboli.
Leggerezza, semplicità e legame con ilterritorio. Sonoqueste le trelevesucuipunterannogli chef stellatiquesto San Valentino: verdure, pesce e fruttatrionfanosulletavoledegliinnamorati. Per il 14 febbraiogli chef italianiconsiglianodiutilizzareprodottistagionali e diqualità, legatiallatradizione e rigorosamente made in Italy. Indicazioni per la “mise en table” dellafoodblogger Paola Sucato
Altrochecibimoltospeziati e con aromi pesanti.Quest’anno sulletavoledegliinnamoratitrionfanopiattisemplici e genuini, preparati con ingredientinaturali e menosofisticati, adatti a tutti i tipi diinnamorati, daipiùgiovani a quellipiùmaturi. Secondo 8 chef stellatisu 10 (79%) quest’anno a San Valentino vinconotradizione e ricetteregionali, realizzate con prodottilegati al territorio - come carciofi, cavolfiore, ma anchemelograno e gamberi - preferiti alcaviale e ostriche e riconosciuti come alimenti ad alto contenutoafrodisiaco. A San Valentino quest’annotrionfa, quindi, la tradizioneculinariaitaliana, con i suoisaporiantichi ma rassicuranti e con ingredientisemplici e senza tempo. Gliingredientipiùindicatidagli chef? Carciofi (62%), gamberi (57%), verza (55%), fragole (51%), legumi (47%), cavolfiore (44%), perchésonoprodotti con un saporefacilmentericonoscibile (51%), legati al territori o diprovenienza (48%), capacidistimolare la fantasia (35%).
E’ quanto emerge dauno studio promossoda“Polli Cooking Lab”, l’Osservatoriosulletendenzealimentaridell’omonimaaziendatoscana, condottoattraversointerviste a 110 illustri chef nazionali per approfondirequalesarà la tendenza a tavola per questo San Valentino.
L’approcciodegli chef al San Valentino èdiversodiregione in regione: quasi 6 su 10 (58%) proporranno un menùspecifico, con percentualipiùaltechesiregistrano in particolare al Nord (64%). Uno chef su 3 (31%) non punteràsull’effetto “San Valentino”, immaginandochequest’annomoltecoppiedeciderannodiorganizzarsi a casa o preferirannoandare al cinema. Qualisono le caratteristicheprincipali per ilperfetto“menùdegliinnamorati”?Leggerezza (45%), semplicità (37%) e legame con ilterritorio (34%), in linea con le richieste in cucina e le aspettativedapartedellecoppieinnamorate.
ArcangeloDandini, responsabile chef del ristorante“Arcangelo”di Roma, ciillustra i suoiconsigli per questo San Valentino. “Il melograno, fin dall'antichità, èstatoconsideratoilsimbolodell’eros, del proibito. Qualemomentomigliore per esaltarloche la festadegliinnamorati? Ioinizierei con unainsalatadimelograno e orzoperlato, continuerei con unavellutatadicavolfiore, caramello al cumino e polveredicaffè. Proseguirei con un risotto, riccidi mare, pomodoroconfit e ricotta, poi deicrostacei, deigambericotti in un brodoallavaniglia e pepebiancoabbinati a dellepuntarelle in insalata con carcioficrudi. Concluderei come dessert con un belcioccolatobiancoliquido, capperi, zenzero e olio evo, a cuisipuòabbinareilsuccodimelograno per richiamare l'apertura.”
Qualisono i prodottipiùutilizzatiper la realizzazione del menùdi San Valentino? Ai primipostitroviamocarciofi (62%), gamberi (57%), verza (55%), fragole (51%), legumi (47%), cavolfiore (44%) e spezie (44%). Prodottiitaliani, classici, ma checombinati in manieracreativastimolano la fantasia e possonodareuncontenutoaltamenteafrodisiaco.
Per quasi 8 chef su 10 (79%) la tavoladegliinnamorati per questo 2014 saràall’insegnadellatradizioneregionaleculinariaitaliana. Unatendenza in linea con quellacheè la filosofiadimolti chef italiani, legati al proprioterritorio. E’ questoilcasodiAurora Mazzucchelli, chef stellato del ristorante“Marconi”di Bologna. “San Valentino èunafestamoltosentita a livellodiristorazione. I piatti in tendenzadevonoessereabbastanzaleggeri, buoni e belliesteticamente. Punteròprincipalmentesupesce e verdura, sempre in un contestodistagionalità e forte legame con ilterritorio. Partirei con un antipasto dipesce, dove non mancano le olive e i capperi come contorno, per poi passare ad una pasta frescaall’uovo, con ripieni al formaggio, al pesce, oppure gnocchi, evitando paste pesanti. In alternativa, consigliereiunavellutatadizucca, adatta al periodo, gnocchettinidiparmigiano o dipatate con delle verdure dentro, o anchedellezuppedicavolonero e patate”.
Come preparare la tavolail 14 febbraio?“Il San Valentino dovrebbetrovaremoltopiùspazioall’internodella casa o comunque in un ambientefamiliare per almeno un membrodellacoppia. Per riscoprireunacertaintimità – afferma la foodblogger Paola Sucato - ancheglioggetti a tavoladevonoavere un valoreintimo e sentimentale: fiori, candele, profumispeziati e dellabuonamusicadifondo non possono non mancare. La tavola, siaessacircolare o rettangolare, ha bisognodivedervalorizzati i due posti, giocando con le lucied i colori, soprattuttoilrosso”. Alcuneideeparticolari?“Sorpresa, intimità e romanticismovannoriscoperti – prosegue la Sucato - consiglioquindidiprepararsigiàdaora con unaseriedioggetti: daidolci al cioccolato o a forma dicuore, dalletovaglieparticolaricherichiamanoilconcettodicoppia, tuttodeveessereimprontatosullasorpresa e sullariscopertadell’intimità”.
A trionfaresulletavoledegliinnamoratisaranno, quindi, iprodotticlassici del Made in Italy, diversi a secondadelletradizioniculinariechevarianodiregione in regione, accostati e rivisitati per l’occasione, ancheda un puntodi vista esteticoperché, secondogli chef, i prodottiitalianihanno un saporefacilmentericonoscibile (54%), sonorassicuranti (49%) e, per l’occasione, capacidistimolare la fantasia dicoppia (36%).
Menodi un meseall’inaugurazionediAnteprimediToscana, l’eventocheuniscetutte le anteprime in un unicocartellone. Si iniziail 16 febbraioallaFortezzadaBassodiFirenze con la quartaedizionedi Buy Wine (Firenze, 16-17 febbraio 2014), workshop internazionaleorganizzatodall’AgenziaregionaleToscanaPromozione per favorirel’incontrotra la Toscana del vino e il trade internazionale. 258 i produttoripartecipanticheincontreranno 296 buyer stranieri per due intense giornatedicontrattazione. Sempreil 16 febbraioallaFortezza, per la prima voltanellastoriadell’enologiaregionale, siterranno le anteprimedelledenominazioniemergenti: ValdarnodiSopra Doc, Carmignano, Bolgheri, TerraticodiBibbona, Elba, Val diCornia, Montecucco, MorellinodiScansano, Cortona, Chianti e sue sottozone (Chianti Collisenesi, Chianti ColliFiorentini, Chianti Rufina).
Nato nel 2009, Buy Wine si sta consolidando sempre di più, a livello internazionale, come punto di riferimento per il trade internazionale interessato al vino toscano, come dimostra l’incremento del 40% delle presenze di buyer esteri rispetto all’edizione 2013. Una compagine di 296 operatori provenienti da 33 paesi cheallaFortezzadaBasso potranno degustare e ordinare i vini delledenominazioniemergenti toscane. Un patrimonio enologico rappresentato a Buy Wine da 258 produttori provenienti da quasi tutte le province della regione. Guidano la classifica per territorio Firenze e Siena, rispettivamente con 81 e 80 aziende, seguite da: Grosseto (36), Livorno (21), Arezzo(17), Pisa (8), Lucca (7), Prato (5) e Pistoia (3).
Nell’edizione 2013, si sono tenuti a Buy Wine 5760 incontri B2B per un giro d’affari, stimato, di 860 mila euro.
Concluse le contrattazioni della Fortezza, Anteprime di Toscana si estenderà all’intero territorio toscano e alle anteprime dei consorzi toscani storici: Vino Nobile di Montepulciano, Vernaccia di San Gimignano, Chianti Classico e Brunello di Montalcino.
Così parlò Gianfranco Chiavacci, fotografo molto sui generis. Che partendo da una sperimentazione del codice binario è arrivato a Duchamp e all’arte astratta. Un personaggio da riscoprire. Come invita a fare la mostra in corso a Palazzo Fabroni di Pistoia (fino al 9 febbraio 2014). Che ci racconta il figlio Carlo.
Figlio dei suoi tempi, un’intelligenza vivace e un’attrazione consapevole per la sperimentazione, Gianfranco Chiavacci (Cireglio 1936 - Pistoia 2011) nel corso di una vita intera ha canalizzato la sua curiosità sulle potenzialità del calcolatore, partendo dalla scheda perforata (primo dispositivo per la registrazione automatica dei dati) e del mezzo fotografico. La rete è il punto d’arrivo, lessico di tutta la sua opera.
Due mostre recenti – "Ricerca fotografica”, progetto speciale per MIA Fair 2012 (con pubblicazione del volume a cura di Aldo Iori e Angela Madesani) e "Binaria” (a cura di Gianluca Marziani) a Palazzo Collicola di Spoleto (2013) - introducono all’antologica "Gianfranco Chiavacci. Fotografia Totale” (a cura di Valerio Dehò) in corso a Palazzo Fabroni di Pistoia (fino al 9 febbraio), realizzata come le precedenti in collaborazione con la galleria Die Mauer Arte Contemporanea di Prato.
Una figura silenziosa, quella di Chiavacci, outsider che ha attraversato in punta di piedi le dinamiche complesse dell’arte contemporanea, apparentemente chiuso nel suo isolamento, ma di fatto attento osservatore di quanto avveniva nel panorama artistico nazionale e internazionale.
A dimostrarlo, ad esempio, la presenza nella sua biblioteca del catalogo di "The Responsive Eye”, una mostra straordinaria organizzata nel 1965 al MoMa di New York che esplorava le ambiguità percettive della Op Art tra linee, pattern, superfici colorate e in bianco e nero. Quel libro fu acquistato per posta direttamente negli Stati Uniti, come attesta la ricevuta di spedizione dello stesso anno. Carlo, il figlio minore dell’artista (è nato nel 1969), erede spirituale del pensiero e dell’opera paterna, fotografo e responsabile dell’Archivio Gianfranco Chiavacci, ricorda ancora quando ci giocava da bambino, attratto dalle linee sinuose della copertina.
L’archivio occupa due ambienti dal soffitto altissimo, al piano rialzato di un antico palazzo in via Filippo Pacini. Le opere sono concentrate nella stanza più grande: a partire dal disegno a china del ’57, passando per le varie declinazioni della ricerca binaria (reticolo binario, curve binarie, campiture binarie…) si arriva così a lavori in sospensione degli anni ’80, fino alla giocosa "rete” realizzata poco prima della morte.
Lo studiolo, invece, è nell’ambiente più piccolo, ricostruito quasi fedelmente rispetto a quello originariamente collocato nella casa di famiglia, dove Chiavacci si era costruito anche la camera oscura, munendo perfino l’ingranditore di rotelle. Sui ripiani della libreria, che occupa quasi tutte le pareti, perfettamente allineati e catalogati ci sono migliaia di volumi che spaziano dai Costruttivisti Russi e Mondrian ai testi di critica, estetica, scienza, storia della fotografia, ma anche letteratura (Proust in primis) che testimoniano il bisogno di conoscenza e la sua raffinatezza intellettuale.
«Ragionando anche sulle sue sculture fotografiche - afferma Carlo Chiavacci - emerge il fascino che aveva fin da bambino, quando osservava i suoi genitori - sarti dell’Appennino Pistoiese - che tracciavano il segno sul cartamodello che sarebbe diventato un oggetto tridimensionale. Poi, all’inizio degli anni ’60, incontra i primi programmatori dell’IBM che andavano in banca, alla Cassa di Risparmio, dove aveva iniziato a lavorare appena diplomato ragioniere, per i calcolatori con la scheda perforata. Era affascinato dall’astrazione che portava ad un qualcosa di concreto. Quest’idea di una logica estranea ad un mondo, ma che ne determina un altro è un po’ la sua scommessa di tutta la vita».
Nel 1963 nascono i primi lavori sul codice binario, che dalla tela bianca si svilupperanno in varie direzioni. Lavori che sono spesso accompagnati da scritti teorici: l’artista teneva anche due diari, uno di lavoro che inizia nel 1963 e un altro, dagli anni ’80 fino alla morte, dove annotava i pensieri più intimi.
Negli anni Sessanta Chiavacci frequenta Giorgio Nelva, Bruno Munari (con cui espone alla galleria Sincron di Brescia): un altro artista che stima profondamente è HidetoshiNagasawa, insieme al quale è invitato a partecipare al Festival di Pejo del 1969. Frequenta, poi, il fiorentino Renato Ranaldi e i pistoiesi DonatellaGiuntoli e Fernando Melani con il quale, in particolare, l’amicizia è particolarmente profonda e scandita dalla quotidianità.
Il suo approccio alla vita era in tutti i suoi aspetti non convenzionale, a partire dal look che contravveniva alle regole da impiegato di banca: eskimo e niente cravatta. «Era di sinistra, ma fondamentalmente anarchico. Mia mamma era quella impegnata politicamente, iscritta al Pci. Erano due persone molto diverse, una passionale, l’altro razionale. Ma c’era equilibrio tra loro, e poi non li ho mai visti litigare!».
Dai primi anni ’70, partendo dallo sviluppo delle Aerograforme (1968), Chiavacci inizia ad usare la fotografia per le sue ricerche di matrice concettuale. L’intento è quello di capire - come per il calcolatore - i suoi limiti, le problematiche, la logica, le potenzialità.
«Lavorare sulla fotografia, sul processo fotografico, significa essenzialmente mettere in evidenza la quantificazione della luce. Ogni evento, fenomeno, viene letto e registrato nella sua dimensione luminosa», scrive Gianfranco Chiavacci in Fare Fotografia (1977). L’artista si sgancia dal vincolo dell’uso della fotografia come descrizione del reale, ma soprattutto del suo ruolo di testimone: «l’immagine fotografica non esiste - afferma - fissare un attimo e farlo diventare testimonianza è omicidio».
Attraverso oltre centocinquanta opere (prevalentemente vintage) l’antologica di Palazzo Fabroni ripercorre i vari aspetti della sperimentazione dell’artista, dentro e fuori la camera oscura. Si parte dalla serie del 1971 di rotazioni e traslazioni nello spazio e sul piano (alcune sono stampe ai sali d’argento, altre cibachrome) e degli Agfa contour (1971) per procedere con un approccio tridimensionale: Boxes (barattolo di vetro che contiene l’immagine di Gianfranco Chiavacci seduto sul divano), 1978; le Sculture Fotografiche degli anni Settanta, i collage degli anni Ottanta e anche il Monumento alla fotografia (1974) con l’occhio di bambola visibile attraverso il telaio di una diapositiva e collocato su una mensola dorata.
È innegabile la componente ironica di matrice duchampiana che attraversa tutta la sua ricerca anche in presenza della ripetizione dell’immagine dell’artista stesso. Ma, come evidenzia Valerio Dehò, non si tratta né di «compulsione narcisistica», né di «strumento di indagine psicologica». Piuttosto i suoi autoritratti esprimono «capacità di inserire la propria immagine nel mondo delle immagini, cioè essere parte del tutto, anche della propria teoria».
Nel tempo Chiavacci è divento sempre più libero. «Una fotografia che giunge ad una ricerca estetica e ad una ‘normalità’, senza soffermarsi troppo sui risultati ottenuti come è tipico dell’artista, ma cercando anche composizioni piacevoli, sfondi floreali, intrecci di materiali non in una chiave analitica ma sicuramente emotiva», scrive il curatore. «Anche le foto prese negli esterni hanno un’immediatezza e una freschezza che prima non c’era, anche se è chiaro come Chiavacci cerchi ancora e sempre il rapporto tra la luce e la forma, tra il movimento e la luce, tra il movimento e la forma».
Èpossibilerintracciarel’identitàdi un luogo con la fotografia? Èpossibile con questariconoscereilfascinodiunospaziourbano e dellasuaarchitettura? Èpossibilescoprire con questo medium i momentichehannocontrassegnatol’esistenzadi un abitato? Sonodomande a cuisicercadirispondere con illibroeditodaEts "Il terziere del Duomo a Pescia. Tempo e spazio in fotografia", di Galileo Magnani, apparsodapoco in libreria.
Attraverso 324 immaginifotografiche, dallapiùanticarisalente al 1865 a quelleripresenelnuovomillennio, sièfatto un discorsosuunospaziourbano e sullacittàtutta, Pescia, cittàoveun’anticasuddivisionedell’abitatoètuttorariconoscibilenellasuaspecificità, dimostrata a diversilivelli: neltessutoviario e nell’architettura, nellaprevalenzadicertefunzionisociali, neiricorrentieventidevozionaliintesid’altraparte come occasionidifesta per la comunitàintera.
Proprio per la permanenza di questo terziere, dissoltisi gli altri due in un unico continuo settore urbano, viene attestato per Pescia lo statuto di città, anzi di antica capitale della Valdinievole: una città piccola quanto si voglia, con le sue alterne fortune e con le sue insufficienze, ma ricca per i caratteri dei palazzi pubblici e degli edifici di civile abitazione diversi per età e per stile architettonico. Un tale variegato ambiente riesce ancora ad articolarsi in singoli settori, in quartieri ben riconoscibili, differenziati per epoca d’insediamento e per modalità di crescita, per struttura e per sviluppo.
E definire Pescia una città sarebbe cosa ardua senza tutto questo e senza la presenza, all’interno di un disegno sostanzialmente unitario, di un brano urbano con un’anima propria, come è il terziere del Duomo, la cui condizione viene dimostrata anche dallo specchio di quest’anima: il volto reso visibile dalla successione di fotografie stampate nel libro fotografico di cui si dice.
Articolata senza soluzioni di continuità, la sequenza di immagini inserite nell’album vuole proporre, nei limiti del possibile, un flusso temporale di volta in volta segnato da una o più riprese fotografiche dedicate a un determinato soggetto, nel tentativo di ricostruire con il materiale iconografico resosi disponibile, e quindi per frammenti, l’essenza e la vicenda del duomo di Pescia, inteso come chiesa cattedrale e come abitato ove essa è racchiusa.
Per assonanza di temi e per contiguità di luoghi, le immagini sono state giustapposte pagina per pagina secondo una progressione suddivisa in cinque grandi sezioni, limitate da momenti precisi, ossia dai tempi della speranza, del rinnovamento o della festa, oppure ahimè dai tempi calamitosi della guerra, momenti questi presi come inizio o come termine delle sezioni stesse, definite forse arbitrariamente ma col presupposto di seguire meglio il dipanarsi della vicenda d’una parte essenziale della città. Fa da pendant al volto di ieri del terziere, disegnato grazie alla fotografia ottocentesca e novecentesca, il volto di oggi, ripreso nella porzione più antica dell’abitato dall’occhio ‘impassibile’ della fotocamera.
Oltre ai luoghi celebrati, sono stati osservati nell’attualità gli angoli fino a questo momento trascurati dai fotografi. Partendo dalle mura medioevali, vagabondando ai bordi e nelle pieghe dell’ambiente urbano inscritto nell’antica cinta difensiva, entrando talvolta negli edifici religiosi, si è cercato di registrare per immagini una realtà avvertibile lungo un cammino che si snoda con andamento centripeto verso il centro, verso cioè un ipotetico elemento generatore del terziere, dal quale si è organicamente irradiato un intricato e fascinoso assetto urbano.
La 50 Giornidi Cinema Internazionale a Firenze, promossadallaRegioneToscana, siconferma in chiusura un appuntamentoculturaleseguitoda un grandepubblico, e un successocostantemente in crescita. Anche la settimaedizionedellarassegnadi cinema piùlungad'Italia, realizzatadaFondazioneSistemaToscanaancoraunavoltanellastoricasede del cinema Odeon, registra un aumento con un totaledi57milaspettatoririspettoai56miladellapassataedizione. Numerichecresconoancora ben oltre le 60milaadesioni se siconsideranoglieventicollaterali, come le mostred'artechesisonotenute al Museo Marino Marini, allaStrozzina e alloIED; ma soprattutto, grazie all'espansionesul web, se sivalutanoglispettatori online dellapiattaformaMymoviesLive! del portale Mymovies.it.
"La 50 Giornichiude in bellezza un 2013 particolarmenteimportante per la Toscana del cinema – commental'assessoreregionaleallacultura Cristina Scaletti -. Abbiamovistorassegnediqualitàculturalealtapremiatedallapresenzadi un pubblicovastoedeterogeneo, dove èstataconfermatauna formula che ha saputorilanciare i festival internazionalichehannostoricasede qui danoi e la lororiccapropostadi film. La Toscanacontinuerà ad investirenel cinema anchenel 2014, così come ha giàfatto, realizzandorisultati come ad esempioquellichel'hannoportatanelleprimissimeposizioninazionali per ilsostegnofornito al sistemadella sale per la digitalizzazionedelleproiezioni. Con ben trebandi, dicuil'ultimoancora in corso, e grazie ad un investimentodioltre 4 milionidi euro milionidi euro, giàil 75 per centodei cinema toscaniè pronto rispetto a questopassaggiotecnologicoindispensabile".
Iniziata il 24 ottobre all'insegna del tema del rispetto per la donna,che unito tutti gli appuntamenti in programma, la "50 Giorni di Cinema Internazionale a Firenze" 2013 ha ospitato festival storici e dalla tradizione consolidata, come il Festival dei Popoli e il Festival Internazionale di Cinema e Donne, rispettivamente alla 54esima e alle 35esima edizione; e festival più giovani, ma non per questo meno apprezzati, che si stanno facendo strada nel panorama cultuale italiano, come France Odeon, Lo Schermo dell'Arte Film Festival o come il Balkan Florence Express.
Tantissime le cinematografie rappresentate sul grande schermo del Cinema Odeon e nelle altre sale coinvolte (Spazio Alfieri, Auditorium di Sant'Apollonia, Istituto Francese): dal cinema francese a quello indiano, da quello finlandese a quello di Albania, Montenegro, Kosovo e Bosnia Erzegovina. E poi ancora, il cinema africano, portoghese, marocchino, algerino, americano, giapponese, iraniano, cubano e svizzero, senza tralasciare naturalmente il cinema italiano, con un'ampia panoramica.
Come promessodagliorganizzatori, per venire incontroalleesigenzedeicommercianti, l’appuntamento con le bancarellediPesciaAntiquasisposta: la tradizionalemostra-mercatodiantiquariato, artigianato e collezionismostoricamenteprogrammata la quartadomenica del mese, in occasione del Natalevieneposticipatadiunasettimana, a domenica 29 dicembre, e come già lo scorsoanno, cambia location: non più la centralissima piazza Mazzini, sede del mercatocittadino, ma l’adiacente piazza XX Settembre e le vie circostanti, via Ricasoli e via Bonvicini.
In un’occasioneparticolare, quelladellefestivitànatalizie, la mostra-mercatosièspostata per essereancorapiù al centrodellenumeroseiniziativeintrapresedacommercianti e amministrazionecomunale; suibanchidegliespositori, come sempredalle ore 9 alle ore 19, saràpossibileammiraremobili, quadri, monete, giocattoli, francobolli, libri, abiti, cappelli, piante, prodottitipici: migliaiadioggettidiognitipo, dallepiùparticolari memorabilia, veri e proprireperti in cercadi un nuovopadrone.
Al fiancodellamostra-mercatodiPesciaAntiquaanche in questaoccasionesaràpossibilevisitaregratuitamente le strutturemusealipesciatine, partendodallasplendidaGipsoteca“LiberoAndreotti”, in Piazza del Palagio, in cuisaràpossibileammirarel’esposizionedicapolavori in gesso donatiallacittàdalgrandescultorepesciatino, raccolti in un bellissimo palazzo rinascimentaleche, in antichità, fusede del governo; e a pochimetrididistanzadalla piazza sededellamanifestazione, nell’anticoMonasteroBenedettinodi San Michele, saràesposta al pubblico la raraquantoaffascinantecollezionedipitturesutavola e sutelarisalenti al XV secolo.
Apertianchegliesercizicommercialipesciatini, per garantireaivisitatori la possibilitàdiusufruireditanteofferteuniche e accattivanti.
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Domande dal 10 marzo al 9 aprile 2026 per la misura PNRR “Parco Agrisolare”: contributi fino all’80% per impianti fotovoltaici su fabbricati agricoli. Procedura a sportello tramite GSE.
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Domande entro il 30 aprile 2026 per il bando della Regione Toscana (PR FESR 2021–2027) che sostiene le MPMI aderenti a Vetrina Toscana nella digitalizzazione del sistema HACCP, con contributi fino all’80%.
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A Verona confronto internazionale su volatilità, dazi Usa e Piano Olivicolo Nazionale. L’Italia produce fino a 350 mila tonnellate nelle annate migliori ma commercializza circa un milione: il tema della stabilità produttiva torna centrale.
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