Yuleisy Cruz Lezcano ha inviato alla redazione una poesia dedicata al giovane morto sul lavoro ad Altopascio.
Il fatto
Pistoia.Valdinievole.News non segue abitualmente la cronaca nera. In questo caso la redazione ha scelto di dare spazio alla poesia inviata da Yuleisy Cruz Lezcano perché il testo, nel rispetto della famiglia e della comunità, appare come un gesto di memoria sull’accaduto e sul tema delle morti sul lavoro.
Le parole dell’autrice
Secondo quanto scritto nella nota inviata al giornale, la poesia nasce “dal bisogno di dare voce al silenzio che resta dopo una morte sul lavoro” e dall’urgenza di non lasciare che queste vicende diventino soltanto numeri o cronaca destinata a svanire. L’autrice definisce il testo un tentativo di restituire spazio all’umanità dentro il contesto del lavoro.
Scarpiera di nomi
Alcuni muoiono subito,
come lampi senza eco nel ferro,
interrotti nel respiro del giorno
che non fa in tempo
a diventare ricordo.
Altri restano giorni bianchi,
su un letto sospeso tra due silenzi,
dove il tempo gocciola lentamente.
Il lavoro infila i nomi in una scarpiera,
li allinea come numeri senza volto,
corre, urla, chiama alla produttività,
e poi si volta dall’altra parte.
Molti uomini restano
attaccati a una cannula,
a riempirsi di ore le vene.
Le famiglie imparano
la speranza che non sa
dove trovare appoggio.
Il dolore chiude la ferita
nella sua cicatrice,
la cuce con pazienza feroce.
Guarire non si può
forse esiste un altro modo
di trattenere ciò che è stato strappato.
Il dolore appesantito da mille suture,
spinge dentro la carne il filo del tempo.
Nel peso c’è un appetito di luce,
una fame ostinata di ritorno.
La rabbia poi risolleva,
somiglia all’amore e resiste al vuoto.
Questa nuova rabbia ha un nome
Giacomo Pucci,
non nel rumore della notizia,
nel silenzio che segue,
quando la fabbrica riparte.
Giacomo è un ricordo vivo
che non torna più al suo posto.
Yuleisy Cruz Lezcano
Redazione
© Pistoia.Valdinievole.News, riproduzione riservata – 31/5/26